PER UNA GENERAZIONE SCOMPARSA

(4 dicembre 2016 – S. Messa al Cimitero di Bruzzano – omelia di don Augusto)
Come le guerre, certi tempi non si cancellano dalla memoria. Son passati trentacinque, quarant’anni da quel terribile periodo. In una delle ultime riunioni di ProgettoN, in via Ponale, ci siamo detti che quegli accadimenti, ricordati nel segreto della coscienza di ognuno e specie di chi ne fu più direttamente e dolorosamente coinvolto, hanno bisogno di momenti di condivisione e accompagnamento corale. Così abbiamo pensato, più che a dei discorsi commemorativi o dei necrologi postumi, ad un momento di raccoglimento, riflessione, meditazione, preghiera. Tante cose insieme: atti per i quali il tempo, oggi, si trova difficilmente perché le corse quotidiane tolgono il fiato e creano dipendenza (tempo drogato?) e tutto si consegna a qualche sms. Sia questo il nostro monumento, fatto di rispetto e di amore, ai caduti di una guerra con preponderanti forze da una parte (i detentori della polvere con i loro altrettanto schifosi galoppini costretti anche a punire il debitore insolvente con la dose dal taglio mortale) e dall’altra di fragili soldatini che credevano di essere degli alleati e invece erano carne da macello.
È un gesto dovuto; vi dico il mio pensiero e mi piacerebbe riprenderlo con voi magari più avanti in una serata di approfondimento che ora non ci è concesso. È un gesto dovuto a questi uomini e donne che continuo a chiamare ragazzi, ma alla luce dei fatti successivi sono diventati LA GENERAZIONE SCOMPARSA. Ci ho pensato molto, spesso anche con voi. A quell’epoca l’urgenza era quella di intervenire in aiuto a chi stava tragicamente andando alla deriva; si parlava anche di dove cercare le cause per poter poi tentare una prevenzione: la famiglia troppo presa dai problemi economici, la scuola in grande fermento ma involuta nelle sue contraddizioni, la Chiesa che non riusciva ad intercettare i giovani, il territorio sconvolto dai nuovi insediamenti, l’assenza di politiche di accompagnamento per la gente uscita o espulsa dalle scuole, ed altro ancora. Solo pochi teorizzavano quello che poi fu ritrovato nei documenti che furono subito fatti sparire e che oggi la ricostruzione degli addetti ai lavori sulla storia recente può confermare. Troppa turbolenza fra i giovani, troppa tensione sociale, troppi cortei, odore di rivolta, troppa contestazione e rifiuto al mito della crescita che sacrifica le persone e riempie le tasche di chi porta sulle mani tracce di sangue. Allora si decide, e il dove chissà se lo scopriremo, che il fumo e l’erba sono troppo deboli per spegnere gli ardori; i servizi segreti di una grande potenza, i narcos, i nostri decisori politici incapaci di prevedere la strage che stavano per compiere, provvedono: eroina a prezzi popolari, niente erba, niente morfa. I prezzi in un paio di mesi crescono a dismisura. Scusate ma questa è la storia vera.

Ecco la necessità di questa memoria; certo sono stati dei ragazzi un po’ sprovveduti, qualcuno li chiamava “filosofi”, poi sono diventati servi ciechi di una sostanza micidiale. La vita di tante famiglie è stata disintegrata, i quartieri si sono improvvisamente scoperti indifesi e violentati e arriva la repressione; fortunatamente però il volontariato si sostituisce alla totale assenza delle istituzioni per aiutare i ragazzi a capire che essi contano e che non sono una zavorra.

Forse dovremmo chiedere scusa di aver spesso chiamato carnefice la vittima; senza cadere in un’assoluzione generalizzata possiamo riprendere in mano una parola che il papa Francesco ci ha martellato per un anno? Misericordia. La cifra del Padre, quello eterno, quello così impenetrabile ed al tempo stesso così dentro di noi, come oggi abbiamo constatato leggendo il racconto del suo entrare nella vita di tutti, con quella scena di Gesù su di un asino acclamato all’entrata in Gerusalemme. Quei nomi che ora scandiremo in questa cappella, sicuramente tralasciandone molti altri, mettiamoli sulla fronte di quelle persone che agitano i rami di ulivo al passare di Gesù e gridano osanna (cioè evviva, forza, salvaci). Quei nomi possono anche rappresentare un segnale per le nuove generazioni: il futuro rubato, il lavoro che non c’è, le nuove guerre, tutto crea le nuove dipendenze. Anche noi non ne siamo esenti e abbiamo bisogno di un sussulto di consapevolezza per capire che succede. Ci può aiutare un verso bello tosto di Rilke: Fuggi quell’errore che porta alla rinuncia dell’avvenuta decisione. Questa: di ESSERE!

Un grazie al coro VOCES AMENAE e, specialissimo, a tutti i volontari di PN che mai hanno abbandonato il campo [DAC]

NOVEMBRE - RITORNO ALL’INDIETRO

Lo sapevate che ai giardinetti vicino alla stazione di Rogoredo c’è una fra le più affollate piazze di spaccio d’Italia.
Il volantino che riproduciamo era stato affisso in tutto il quartiere il 19 ottobre scorso. I residenti si sono mobilitati; l’assessore Rozza è intervenuto promettendo sorveglianza, interventi ecc. A giugno però, si era esposto lo stesso sindaco Sala affermando che il problema di Rogoredo esigeva di essere messo fra le priorità dell’amministrazione….

Un grande manifestato (3 metri per 6) con la mappa dello spaccio anni ’80 in Bicocca era stato esposto ad opera di PN nella strada dove ogni martedì si tiene il mercato, via san Miniato.
Oggi dopo anni di stasi, si ricominciano a vedere a terra le siringhe e i ragazzi attendere l’arrivo del pusher muniti di tutto l’occorrente e senza nascondersi minimamente.
Ritorniamo ad agire: pressing sulle autorità, prossimità ai ragazzi e loro famiglie, inasprimento sanzioni penali allo spaccio.

Molti dei ragazzi di trent’anni fa, non ci sono più; tanti sono incappati nell’overdose, tanti nella “roba cattiva”, molti e forse i più sono stati bruciati via dall’Aids che allora poco era conosciuto.

Questi amici che non ci sono più, che sono scappati via troppo presto, che non siamo riusciti ad aiutare, noi li ricorderemo con un gesto corale:
APPUNTAMENTO AL CIMITERO DI BRUZZANO
DOMENICA 4 DICEMBRE
ORE 11 NELLA CAPPELLA
SANTA MESSA


SERVE DIVIDOL

Mentre assistiamo con qualche obiettiva riserva all’elezione del nuovo capo dello stato, il pensiero corre ai tanti esclusi o autoesclusi da qualsiasi forma di protagonismo sociale.

Papa Francesco ha definito “terrorismo di stato” l’ideologia dello scarto. Lo cito: “Abbiamo fatto l’abitudine nel vedere la grande povertà accanto alla ricchezza estrema” è stato il suo commento: “Forse stiamo tornando alle “caste” quando le persone vengono scartate ed emarginate, si può parlare di “terrorismo di Stato” per opporsi a questo “La Chiesa deve spogliarsi e dare l’esempio.”
Noi di ProgettoN continuiamo a combattere la logica della negazione e della squalifica.

Un amico mancato alcuni anni fa, mi diceva sempre: “Don, serve Dividol”; combatteva l’esclusione con l’analgesico. Vorrei stare tra l’anestesia dell’indifferenza e lo stordimento della stupidità.
Ricordiamo: insieme camminando, armonicamente costruendo. [dac]

CANTO DI NATALE

È stato bello! Quattro gruppi corali hanno dedicato a ProgettoN il tradizionale concerto di Natale in San Lorenzo. Bello perché il titolo “Adveniat” è la chiamata verso il compimento del nostro attendere. Bello perché le parole cantate e ascoltate possono essere le nostre parole. Bello perché ci siamo sentiti personaggi di un presepio vivente. Bello perché ci siamo fermati a “con-certare”: mettere insieme voci, pensieri ed energie.
Non voglio che il disagio presente in quasi tutto il paese prenda la strada di uno sterile “s/concerto”; e cioè prevalga la divisione fra attori di una storia che potrebbe essere diversa se non fosse condizionata così brutalmente dal binomio soldi/potere.
La questione fra Erode e il bambino non si estingue. Lui pensa: “Se non lo faccio fuori mi fregherà!”; il bambino guarda lontano: “Gli ultimi saranno primi”.
Natale è la festa della vittoria degli ultimi. Se non ci siamo ancora uniti a loro, facciamolo subito altrimenti resteremo semplicemente “S/concertati” [DAC]

E’ STATA UNA BELLA SERATA E SARA’ UN BRUTTO AUTUNNO

“Il Povero Piero”: bravissimi gli interpreti e la regia, davanti a un teatro abbastanza pieno [un grazie grande, dovuto, a don Luciano per la disponibilità], ha fornito l’occasione per un rinnovato incontro tra quartiere e Progetto N. Bisogna però andare oltre.
Vi scrivo mentre zona 9 è sott’acqua. Facile il riferimento: Piero pare sia sotto terra, Bicocca/Niguarda sott’acqua, morale “differenza poca”.
Sappiamo già tutto sul problema ESONDAZIONE DEL SEVESO. Si sa chi vuole e chi non vuole risolvere il problema, ma ancor di più si sa chi si giustifica e si defila, cioè tutti.
Dico anche: perché i cittadini non decidono un’azione comune contro le istituzioni e in particolare la Regione? Non dico di fare blocchi stradali o altre inutili chiassate: bisogna toccarli sul portafoglio e cioè congelare le tasse comunali su un fondo di solidarietà trasparente così che i Comuni vedano che si paga ma che non possono incassare in assenza di reali interventi di tutela di persone e territorio.
EHI AMICI…Buona notizia: grazie al vostro aiuto e alla buona volontà di tutti, in “Cometa” il riscaldamento funziona. Impianto rinnovato: tubazioni e termosifoni a posto. Restano un po’ di debiti…. AIUTO...

A TEATRO CON PROGETTO N

Ci vediamo la sera del 18 ottobre; l’appuntamento è a Milano al teatro della GDL in Piazza S. Giuseppe.

“Il Povero Piero”, nella prosa funambolica di Achille Campanile, è il personaggio attraverso il quale siamo condotti a soffermarci con leggerezza sul tema del “fine-vita”. Quanti sono i luoghi comuni che si ascoltano durante un corteo funebre o al letto del moribondo: un modo per aggirare il problema della morte e per esorcizzarne la drammaticità. L’autore rilegge ironicamente tutto ciò con un fuoco di fila di colpi di scena e di sconcertanti situazioni.

Da vedere e ascoltare! Sarà anche un modo per condividere con Progetto N un momento di amicizia e corresponsabilità verso tutto ciò che ci circonda [DAC]

Apparire o Essere

Farsi notare, inquadrare, vedere, o almeno scorgere come fanno certuni che si mettono dietro ai vip intervistati per essere ripresi: pare questo l'obiettivo primario su cui oggi occorre investire.

Progetto N ha scelto sempre la strada del fare e non quella del dire. Il profilo basso può anche essere criticato e magari sofferto da chi opera, ma per noi gli squilli di tromba o la gran cassa non sono mai stati i messaggi preferiti.

Occorre, è vero, uscire anche allo scoperto. Se non altro per far notare in quali difficoltà ci si muove nei tempi attuali che ragionano in termini di profitto e rendimento, di competizione e risultati, di successo e abbattimento del concorrente. Ma soprattutto si deve sottolineare come la nuova economia riconosca al welfare un ruolo assolutamente subalterno e sottomesso alle regole di mercato.

L'iniziativa che appare in homepage per il 18 ottobre si inscrive in questa strategia del farsi presente senza clamore ma per condividere un cammino fatto di gesti, idee e proposta di futuro. [dac]

GIUGNO

Mese del sole, è detto! Ma il nome viene da Giunone (in inglese diventa June) la moglie di Giove sempre impegnata a contrastare le infedeltà del marito alquanto libertino. Lei è persona forte e determinata ed è per questo non solo per la taglia larga che nasce l'aggettivo "giunonica".
Archiviate le Europee, mentre ci si augura che qualcosa cambi nel sistema Italia, il pensiero che più insistentemente batte in testa è: mobilitazione!
Non si può lasciar correre più niente. Da una parte fustigare errori e stravolgimento del senso dei valori e dall'altra mettere in campo proposte fattive con sacrificio di tempo e testa. Non c'è più spazio per le vacanze anche se i Mondiali di calcio bussano alla porta [Dac]

MAMME

Quale maternità si festeggia in questo maggio 2014?
Quella di coloro che chiedono aiuti esterni alla coppia mediante fecondazione eterologa?
Quella della signora over 50 che non può accettare la condizione di “non madre”?
Ci sono anche bimbi che hanno la difficoltà a chiamare madre una persona che agli esterni sembra un padre e viceversa chiamare padre chi è esternamente donna! Non scherziamo; maternità è realtà superbamente elevata, compresa quella di colei che comunque consacra la propria vita a servire la vita, nei piccoli in particolare, pur non avendo fisicamente generato.
La bella favola dell’italiano popolo mammone è oggi alquanto contaminata. “Solo per te la mia canzone vola...” appare fuori moda. Ma allora vogliamo restituire alla figura materna dignità e ruolo?
Quella dignità negata dal tecnicismo e quel ruolo distrutto dai ritmi del mondo lavorativo odierno che a malapena consente alla donna di diventare mamma per poi costringerla a ridottissimi tempi di maternage effettivo.
Maggio: mese di Maria, la madre che ha vissuto una vocazione impensabile. Maria, modello di santa discepola del suo Figlio, ha molto da dirci sulle qualità proprie di una mamma: basta rileggere alcune pagine evangeliche per trovare quanto serve per ridare giusto spessore alla figura materna.
È vero che bisogna rifuggire dall’enfasi con la quale spesso si descrivono le mamme mediante espressioni mielose e sprechi di cuoricini. È altrettanto vero che una visione molto riduttiva si è fatta strada negli ultimi decenni; essere madre come pura funzione generativa e come mero automatismo biologico. [dac]

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